Storia e rappresentazione

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Affinità elettive, 2015 – 152 pagine

“Storia e rappresentazione” non è un libro di storia del cinema; è piuttosto una “rassegna comparativa” dei diversi generi o modi di rappresentazione (documentaristico, comico, grottesco, drammatico, ridicolo, horror…) con cui il cinema italiano ha raccontato il ventennio fascista. In altre parole, una storia di come gli italiani hanno rappresentato se stessi nel corso di un secolo. Oggetto di questo libro, infatti, non sono soltanto le contraddizioni del cinema di propaganda fascista (un’auto-rappresentazione non di successo, e del tutto sganciata dalle tendenze prevalenti del cinema coevo, che guardavano a Hollywood), ma anche il difficoltoso emergere delle tematiche del “consenso” o del “fascismo di massa” nella cinematografia italiana degli anni ‘50 segnata dalla censura governativa, il grande calderone culturale e politico degli anni ‘60 e ‘70, fino alle derive vintage e “di maniera” delle fiction più recenti.
La rappresentazione cinematografica del regime di Mussolini, dopo una lunga fase virtuosa in cui lo sperimentalismo si sposa felicemente con la ricostruzione storiografica, sembra vivere negli anni più recenti una sorta di parabola discendente, in linea con l’attuale e ancora irrisolta crisi culturale e “memoriale” italiana, di cui l’inconsapevolezza storica del ventennio fascista rimane ancora oggi una delle espressioni più gravi e controverse.